Principiante a quarant'anni
Manuela Di Centa aveva vinto tutto sugli sci. Sull'Everest è tornata a essere una che imparava da zero. Ma quello che si è portata dietro non erano le medaglie.
Nel 1994, ai Giochi olimpici di Lillehammer, Manuela Di Centa fece qualcosa che nello sci di fondo non era quasi mai riuscito a nessuno: salì sul podio in tutte e cinque le gare in programma. Due ori, due argenti, un bronzo. Cinque su cinque.
Non era un exploit isolato. Di Centa, nata a Paluzza nel cuore della Carnia, ha vinto due Coppe del Mondo generali (1994 e 1996), sette medaglie olimpiche e sette iridate in carriera. Per anni è stata semplicemente la più forte: la donna di riferimento del fondo italiano.
Poi ha chiuso con lo sci. Ed è qui che comincia la parte interessante. Il 23 maggio del 2003, a quarant’anni, Manuela Di Centa è arrivata in cima all’Everest, diventando la prima donna italiana a riuscirci.
Sull’Everest non era più una campionessa
Ecco il dettaglio che vale tutto il resto. Sull’Everest, Di Centa non era una campionessa. Era una principiante.
L’alta quota è un altro sport: tecnica su ghiaccio e roccia, gestione dell’ossigeno, freddo estremo, esperienza sugli ottomila che lei non aveva. Le sue cinque medaglie di Lillehammer, lassù, non salivano un solo metro al suo posto. Chi la guardava partire poteva pensare: cosa c’entra una fondista con l’Everest?
C’entra, perché quello che si è portata dietro non erano i trofei: era il motore. La capacità di soffrire per ore, costruita in vent’anni di fondo. Il fiato, la testa, la disciplina di chi si è allenata ogni giorno anche quando non ne aveva voglia. La tecnica dell’Everest ha dovuto impararla da zero, come tutti. Il motore per usarla, invece, ce l’aveva già ed era enorme.
Cosa insegna questa storia al tuo marketing
Quando pensiamo di allargarci — un nuovo servizio, un nuovo mercato, un canale che non abbiamo mai usato — quasi sempre guardiamo alla cosa sbagliata.
Ci blocchiamo su ciò che non sappiamo fare: «non conosco quel settore», «non ho mai gestito quel canale», «non è la mia competenza». Trattiamo la competenza specifica come se fosse l’asset che conta. Ma la competenza specifica è la parte che si impara: è la tecnica dell’Everest, la superficie. Con un po’ di tempo e di umiltà, la impari come l’ha imparata lei.
L’asset vero è il motore, e quello ce l’hai già: la reputazione che ti sei costruito, la disciplina di consegnare ogni volta, il rapporto con chi ti segue, il metodo che hai affinato negli anni. È la parte difficile, quella che gli altri non possono improvvisare e che si trasferisce da un campo all’altro molto meglio di quanto credi. Quando dici «non è il mio campo», stai sopravvalutando la superficie, che puoi imparare, e sottovalutando il motore, che è la parte che conta.
C’è però il rovescio, ed è la parte scomoda. Il motore si trasferisce; i trofei no. Di Centa non ha salito l’Everest perché aveva vinto a Lillehammer (le medaglie sono rimaste a valle). L’ha salito perché sotto le medaglie c’era un motore ancora acceso. Chi tenta un secondo atto appoggiandosi solo ai risultati di ieri — «ho fatto grandi cose, il mercato mi riconoscerà» — resta fermo a metà parete. Il curriculum non scala niente. Il motore sì.
La domanda scomoda, allora, è questa: cosa non stai provando perché «non è il tuo campo», quando la parte difficile — il motore — l’hai già costruita?
Cosa portare con te
Quando cambi campo, la competenza specifica è la superficie: si impara. Il tuo «motore» — disciplina, reputazione, metodo, rapporto col pubblico — è la parte difficile, e ce l’hai già.
«Non è il mio campo» di solito sopravvaluta ciò che puoi imparare e sottovaluta ciò che hai già costruito.
Occhio al rovescio: il motore si trasferisce, i trofei no. Un secondo atto appoggiato solo sui risultati di ieri resta fermo a metà parete.
Prima di dire «non fa per me», separa le due cose: quale parte è davvero nuova (la tecnica) e quale stai già portando con te (il motore)?
La domanda di questa settimana
Qual è una forza che hai costruito nel tuo lavoro di oggi e che potresti portare di peso in un campo completamente diverso? Dimmela in una riga.
Rispondimi direttamente, leggo tutto e rispondo a tutti.





